Una nuova proposta[1] di dialogo e interazione società civile / nuovo governo comunale su uno scenario di progetto che ha già radici:
Milano aperta al territorio e nutrita dal suo Parco agricolo: un’altro progetto in corso per la città ed il suo contesto, basato su sovranità alimentare e beni comuni, per la qualità ambientale di economie e mondi di vita [Luglio 2011]
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SCHEDE DI PROPOSTE OPERATIVE: testo esteso
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SCHEDE DI PROPOSTE OPERATIVE: presentazione sintetica
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1. Il nuovo Comune: da dove viene e su quali forze della cittadinanza attiva può contare
Questo documento è rivolto al nuovo governo di Milano da poco formato sulla spinta di una riemergente volontà di democrazia e partecipazione. Nel cuore di questo rinnovamento, sono ritornati in campo pubblico, con un contributo determinante anche nell’ espressione della rappresentanza, gli attori della cittadinanza attiva che hanno seminato in questi anni buone pratiche diffuse e progetti di valore strategico per la città: processi e progetti viventi ma sommersi dalla sordità e dal degrado delle passate politiche istituzionali.
Ma ora proprio per l’origine della sua formazione (espressa da quelle realtà civili) il governo del nuovo Comune di Milano può finalmente operare per sostenere e potenziare con politiche pubbliche questi processi e progetti che sono ben dentro il suo programma socialmente prodotto: nell’Officina ed in molte altre forme di partecipazione.
La natura del suo rinnovamento non può che tradursi in questa interazione; molta dell’energia e della vitalità dell’opera da attuare sta in questi “capelli di Sansone”: un rapporto diretto con soggetti e progetti civili che hanno sostenuto questo cambiamento, praticandolo già in parte, e prospettandone l’interesse generale per la cittadinanza.
Questa interazione (discutendone il significato ed i nodi e modi in cui si può tradurre in atto) è ciò che propone questo documento attorno al tema della Sovranità alimentare, della valorizzazione del Parco sud (e del territorio agricolo in generale) in un rapporto diretto e solidale della neoproduzione contadina di qualità con i nuovi bisogni urbani.
Una proposta che è promossa da un tavolo di attori ( in un più ampio arco di soggetti attivi di cui è parte e che intende coinvolgere) che in questi anni “sommersi” hanno pazientemente “messo al mondo” su questi temi concrete pratiche diffuse nel territorio ed in città;sperimentazioni produttive di qualità locale ed ambientale, nuove forme di scambio equo, gruppi di acquisto, mercati contadini; e forme di organizzazione e strutture più complesse, quadri di ricerca e progetto economico, civile, territoriale.
Si tratta cioè dell’inizio vivo e della prima realtà insorgente di uno scenario strategico possibile, che ha già radici e che è di interesse generale per la città ed il suo contesto in molte direzioni che “si tengono”.
E’ di questo che si intende discutere con i governanti per allargare e condividere questa speranza e consapevolezza, e per capire come le politiche pubbliche possono rispondere non settorialmente o per singoli atti poco percepiti socialmente; piuttosto per “progetti pilota” o con interventi specifici ma con significato forte nel programma generale.
2. I nodi dell’interesse strategico della proposta e delle politiche pubbliche coerenti
Questa tematica non è riducibile, come si è detto, solo ad una politica del settore agro-alimentare (che pure ne è il contenuto basilare); è tra quelle che hanno una rilevanza strategica principale e dovrebbe dare il senso del cambiamento possibile.
Ed in tal senso è proposta nei materiali programmatici di Officina, nelle linee strategiche del tavolo “Città metropolitana”, in particolare (ma non solo), nel gruppo tematico “Terra e verde” (a cui si rimanda ed a cui hanno partecipato alcuni degli attori sociali che propongono queste note).
a) Si tratta di una discriminante nel rapporto tra città e territorio: riguarda la sovranità dei cittadini (non solo alimentare ma a partire da quella) sul loro territorio reinterpretato come “bene comune” e sulle sue relazioni profonde con l’urbano. Un progetto attivo di assegnazione di “altro valore territoriale”: ambientale, di governo dei cicli, di produzione di cibo di qualità locale, in alternativa al puro valore immobiliare dei suoli e al loro consumo. L’attività primaria riacquista il suo storico ruolo di “generazione di territorio”.
Questo nuovo/antico valore rappresenta inoltre una scelta alternativa alla opzione di fondo del PGT della giunta Moratti, basato sulla densificazione volumetrica e sulla borsa dei valori immobiliari che ne è il fondamento; ove le parti del Parco agricolo Sud nei confini di Milano (i “parchi di cintura”) sono la principale area di accumulazione di tale valore di rendita. Un’altra valorizzazione produttiva primaria complessa (“multifunzionale”) di questi territori e del parco Sud in generale ne è l’antidoto attivo, non legato al solo vincolo urbanistico che pure va rispettato e/o di nuovo introdotto.
Necessaria è dunque la riapertura del processo di pianificazione urbana di Milano alla dimensione territoriale a partire da questo tema ; ed instaurando un rapporto in merito con i comuni del parco e dell’hinterland; formando anche qualcosa come una “consulta” che consenta di disciplinare in diversa direzione processi come quelli delle infrastrutture di mobilità distruttive del parco e del consumo di suolo, instaurando al contrario una sinergia tra Milano altri comuni sul rapporto produzione di prossimità / consumo e suoi servizi e strutture. Si tratta di recuperare inoltre un disegno ed un paesaggio di grande valore storico e ambientale di questo corpo territoriale. Che è una delle matrici anche della città.
Questi elementi di politiche e progetti valgono anche nei confronti di Provincia e Regione spesso responsabili di queste previsioni distruttive (bretelle, tangenziali, abuso del suolo), della gestione inefficace dell’Ente Parco sud (Provincia). o della “condotta immobile” delle politiche comunitarie sull’agricoltura (vedi punto ‘c’).
Indispensabile infine un buon gioco della ’share’ del Comune (dei Comuni) nell’ente Parco.
b) La stessa sovranità alimentare, espressa ora soprattutto nelle pratiche sociali delle filiere corte, dei mercati contadini, dello scambio equo e diretto, nel riconoscimento del valore della neo-agricoltura di qualità locale ed ambientale , esprime già elementi di una incipiente economia ecologica e dei beni comuni che valgono come traccia e avanguardia già in campo di una alternativa da sviluppare in tutte le economie e nei nuovi stili di vita nell’intera città / territorio.
Si tratta quindi, a partire da queste filiere e da questi altri mercati , di aprire una sperimentazione sistematica che dia luogo anche ad una sorta di “dicastero economico” della Giunta, per l’ avvio della trasformazione ecologica delle neo-economie. Supportando intanto le esperienze sociali in corso, prime tra queste quelle sulla sovranità alimentare.
Insieme a tali politiche attive fondamentali contro il consumo di suolo per un nuovo progetto territoriale/urbano e per la sperimentazione delle nuove economie dei beni comuni, di cui a questi punti (a) e (b), altre politiche pubbliche, di cui ai seguenti punti (c), (d) ed (e), debbono agire più espressamente come sostegno e potenziamento dei progetti sociali in campo verso una loro nuova estensione ed efficacia, appunto strutturale.
c) Politiche pubbliche di sostegno all’offerta rurale in cambiamento. Accompagnare e dare valore di sistema alle trasformazioni in atto produttive, di accoglienza e di governo dell’ambiente, di molte cascine del Parco sud (e altrove nel contesto) incidendo con il peso di Milano (si ricordi, uno dei maggiori comuni agricoli italiani, sede del più grande parco agricolo d’Europa) sulla riforma delle Politiche Agricole Comunitarie per una diffusa conversione ambientale dell’agricoltura di prossimità in rapporto con il nuovo consumo urbano di qualità locale; e per la qualificazione del contesto rurale. Agendo anche nei confronti di Comuni, Provincia e Regione (come detto), cooperando con le Associazioni degli agricoltori, e con le altre associazioni e strutture del mondo agricolo (in consorzi, associazioni di progetto, alleanze in campo tra produttori e consumatori).
d) E d’altro canto politiche comunali sulla domanda e sul commercio dei prodotti della neoagricoltura: una trasformazione della organizzazione commerciale per un “sistema di altri mercati” negli spazi pubblici urbani e di infrastrutture della distribuzione in città e nel rapporto città / territorio; ed una scelta radicale di sostegno alla domanda di cibo sano e locale che coinvolga ampi strati della popolazione nel patto con la neoagricoltura, a partire dalla massa degli utenti della ristorazione pubblica: “appalti verdi” per ospedali e soprattutto scuole che rispondano a questa domanda con evidenti impatti culturali nell’educazione e nella cura della persona.
Fondamentale il rapporto in tal senso con il mondo della ricerca universitaria sulle rilevanti esperienze nel mondo su questo tema e sulla riproposta in nuovi termini in Italia ed a Milano. Centrale anche la strategia sulle strutture che riguardano queste materie (mercati generali, Milano ristorazione) e sui mercati di strada e mercati rionali a favore della produzione contadina di prossimità
e) Sono rilevanti anche tutte le pratiche di autogestione sociale di interventi verdi negli spazi aperti residuali ed in orti giardini, terrazzi, che sempre più sperimentano micro-coltivazioni in città; un movimento sempre più esteso che introduce agricoltura in città . Una politica pubblica deve rendere disponibili ed agibili questi spazi per queste pratiche e operare per farne “sistemi urbani” connessi e cooperanti con la grande risorsa dell’agricoltura periurbana.
f) Tali nodi e prospettive di svolte decisive nelle politiche pubbliche per la città ed il suo territorio che partono dalla sovranità alimentare, rappresentano anche il vero tema strutturale che dovrebbe caratterizzare l’EXPO “Nutrire il pianeta energia per la vita” e essere insieme progetto strutturale per nutrire Milano come primo atto e primo oggetto da vivere, mostrare e discutere in EXPO , trasformando però durevolmente la città oltre l’evento.
Appare essenziale almeno un grande progetto pilota in questa direzione che riguardi quindi uno o più di questi suddetti nodi strategici.
E che consenta anche di uscire dalla riduzione di EXPO alla sola questione del sito e delle sue trappole immobiliari.
Un primo spostamento utile dell’attenzione è quello verso “Expo diffusa” ed il “fuori salone” civile dell’esposizione che riguardi tutta la città ed il contesto.
Ma oltre e pur in rapporto a questo, è necessario un intervento basilare per la riconversione virtuosa di EXPO che non sia solo un allargamento dell’esposizione ma un progetto strutturale sulla agricoltura ed il suo rapporto con la città.
Ciò permetterebbe forse anche di ridefinire il tema del “sito” rendendolo utile e coerente a questo scenario progettuale e di riconnotare l’orientamento e l’utilità di importanti progetti connessi: come il progetto delle acque (verso una coerenza con il riassetto generale del sistema di fiumi e canali della regione milanese, una delle matrici, come si è detto, della città e del suo rapporto con il territorio agricolo organizzato dalle acque); o il progetto cascine di Milano (verso un possibile essenziale ruolo di scambiatori nella città delle produzioni rurali e del sapere territoriale).
3. Un metodo ed un strutturazione per la partecipazione; un luogo ed uno spazio permanente della interazione con la cittadinanza attiva
Questi temi prioritari di politiche pubbliche richiamano un problema di metodo già introdotto generalmente all’inizio di questo documento.
Si chiede cioè che modi e strumenti della partecipazione diretta della cittadinanza attiva siano rimessi in campo in forme e strutture anche formalizzate, permanenti e agibili socialmente come prassi corrente. E ove le proposte e le ricerche di informazioni abbiano interfaccia garantita da parte istituzionale. Il nuovo istituto può avere carattere locale (presso le zone / nuovi municipi) per i problemi d’area ; o centrale per i problemi di impatto generale.
Riproducendo ad esempio un nuova fase e ruolo di “Officina”; una”Nuova Officina” per l’attuazione del programma e la progettazione delle politiche; o una sua versione più evoluta per il nuovo ruolo .
I temi qui proposti possono essere un buon campo di sperimentazione per il proprio carattere strategico e complesso.
Qualunque sia la forma del luogo/istituto sarebbe doveroso per cominciare che i soggetti che hanno partecipato alla elaborazione pre-elettorale del programma siano convocati a intervenire (con altri in campo sui vari temi) nel processo di formazione delle decisioni sugli stessi temi trattati allora (e dintorni).
Si ricorda, per gli impatti concreti, che, oltre alle linee strategiche, i tavoli di Officina avevano proposto progetti, alcuni dei quali legati strettamente alle strategie. Come nel caso, ancora, del gruppo tematico ”Terra e verde” (progetti sul sovranità alimentare e sul Parco sud, su verde e agricoltura in città), ma anche una proposta di gruppo permanente sul PGT; e avevano prodotto documenti articolati di richieste/proposte come quello dei GAS ai candidati sindaci.
E si richiama pure che gli attori in campo sui temi qui trattati sono portatori di altri progetti alcuni dei quali, di rilevanza locale o generale, in parte gia finanziati da fondazioni o enti o in via di promozione. E che il fronte della ricerca anche interdisciplinare su questi temi (tra Politecnico Agraria in particolare) esprime altri progetti chiave (in parte già richiamati), studi analitici e scenari, proposte di assetto territoriale, progetto di servizi…
4. Una nota ed un rimando su emergenze e conflitti vivi sui temi proposti
Si segnala che i temi strategici qui proposti presentano (singolarmente o insieme) alcune emergenze di conflitti in campo e di esigenza di interventi che implicano risposte a breve da parte istituzionale.
Queste emergenze possono costituire un primo campo di sperimentazione della efficacia della interazione con l’istituzione e nella definizione “esemplare” di atti pubblici in supporto ai soggetti sociali in campo.
Si citano ad esempio (tra le cose già richiamate) i conflitti sulle infrastrutture nel parco sud, o la vertenza di massa in corso per la ristorazione scolastica, o alcuni dei punti pratici di “rivendicazione” dei GAS..
Questo documento può su questo utilmente accompagnarsi ad allegati ed altri documenti su tale tipo di emergenze o su altri “fuochi esemplari”.
Per il “Tavolo di attori su Sovranità alimentare, Parco sud e Rapporto città territorio”
- Giorgio Ferraresi, già docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, LPE/DiAP e Coordinatore del gruppo “Terra e verde” del Tavolo “Città metropolitana” di Officina
- Dario Ballardini, presidente Buon Mercato
- Davide Biolghini, responsabile R&S DESR- Distretto Economia Solidale Rurale Parco Sud
- Sergio Bonriposi, presidente Consorzio Cantiere Cuccagna
- Liliana Bellu, pres. Assoc. Eco-Alba e vicepres. Associazione Parco Sud
- Andrea Calori, LPE/DiAP – Politecnico di Milano
- Luigi Caprarella, architetto urbanista
- Andrea Di Stefano, direttore rivista Valori
- Carlo Fiorani, responsabile del progetto Nutrire Milano Energie per il Cambiamento
- Stefano Frisoli, presidente regionale di AIAB Lombardia
- Silvana Galassi, docente di Ecologia, Università degli Studi di Milano
- Davide Lorenzoni, architetto urbanista
- Renata Lovati, Cascina Isola Maria, Albairate
- Antonio Lupo e Roberto Masciadri, Comitato milanese Amici dei Sem Terra Brasile
- Patrizio Monticelli, presidente Mag2
- Dario Olivero, pres. Consorzio aziende agricole Terre d’Acqua; vicepresidente Confederazione Italiana Agricoltori, Milano
- Dante Perin, responsabile Tavolo GAS, produttori DESR Parco Sud
- Nicolò Reverdini, Cascina Forestina
- Roberto Spigarolo, Dip.to Produzione Vegetale Agraria – Università di Milano
- Vincenzo Vasciaveo, responsabile relazioni esterne DESR Parco Sud
[1] Questo documento fa seguito ad un altro precedente appello rivolto allo staff di Pisapia durante la campagna elettorale (“ Un appello ed una iniziativa su sovranità alimentare e nuovo rapporto città / territorio agricolo”, a cura di G. Ferraresi, sempre a nome di un tavolo di attori su questi temi simile al presente che sottoscrive questo documento) e inviato anche per il loro coinvolgimento ad un indirizziario più complesso di altri attori sugli stessi temi. L’appello proponeva anche una iniziativa di impatto generale nella città a sostegno della campagna per Pisapia sindaco.
Dopo il cambiamno del governo della città, l’appello (con l’indirizziario) è stato inviato agli uffici del Sindaco per promuovere un incontro sulla attuazione delle politiche della nuova Amministrazione.
Questo documento ne è lo sviluppo sulla stessa base e propone in modo più articolato e strutturato la interazione sociale con il nuovo Comune a livello di responsabilità complessiva di attuazione del programma.
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