Incontro all’ADEL di El Seibo

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Durante la fase di accreditamento per il Work Package2 del progetto di cooperazione internazionale Edulink II Food Security, sono state organizzati dei meeting per ciascuna ADEL. Il 20 febbraio 2015 si è svolta la riunione con 10 membri dell’ADEL di El Seibo con il fine di far conoscere le finalità del progetto, le sue attività e la proposta formativa, ma anche di raccogliere informazioni sulle catene di valori esistenti sul territorio.

Durante la riunione sono stati individuate 11 persone interessate al progetto, di cui 5 donne e 6 uomini. Il progetto è stato presentato da Gilberto Vázquez (Coordinatore) che ha evidenziato come la finalità sia la sicurezza alimentare fattore chiave per lo sviluppo del territorio locale. Visto che le province hanno un alto livello di povertà e basso indice di sviluppo umano, lo scopo del progetto è l’identificazione e la formazione di persone in modo che i partecipanti possano poi contribuire allo sviluppo del territorio.

La componente relativa alla formazione all’interno del progetto (WP1) comprende lo sviluppo di un piano formativo per un programma di Specializzazione e di Master, in modo tale che i titoli e le conoscenze acquisite possano permettere ai partecipanti di contribuire allo sviluppo del territorio.

La componente WP2 del progetto invece è finalizzata all’acquisizione di informazioni territoriali di carattere GIS e di strumenti di indagine, e a sintetizzare le informazioni, al fine di mostrare gli aspetti coinvolti nel processo di mappatura territoriale. In questa fase si vuole identificare 3 catene di valore in ciascuna delle 6 ADEL, nonchè le relazioni esistenti sul territorio con le autorità locali , il governo provinciale, attori privati e la società civile. E’ stata anche presentata la componente per consentire la sensibilizzazione e la formazione della popolazione sulle tematiche della sicurezza alimentare e del consumo locale.

I partecipanti hanno dimostrato grande interesse per entrambe le componenti dell’iniziativa, che possono contribuire allo sviluppo del territorio e sono stati dati dei suggerimenti logistici per l’organizzazione degli incontri.

Per quanto riguarda la raccolta di informazioni sulle catene di valore presenti sul territorio di El Seibo, i partecipanti hanno affermato che esistono 3 catene principali di valore, quella del cacao, del latte e del turismo; una quarta catena, la produzione della frutta (mango e chincola) ha buone capacità di crescita ed anche la produzione del riso può migliorare. La ADET Seibo lavora da cinque anni con 14 associazioni e entità riconosciute dai municipi grazie a fondi pubblici e donazioni. Il cacao rappresenta comunque un prodotto importante e la sua produzione è un riferimento per altre regioni e paesi. E’ stato anche menzionata l’ipotesi di un “Tour della cioccolata” percorso ecoturistico dedicato. Sul territorio esistono diversi produttori, e la produzione è biologica e certificata; inoltre le donne hanno sviluppato una serie di prodotti derivati (dolci, marmellata, vino di cacao…). La sfida sul territorio invece è che al El Seibo non esiste alcuna fabbrica di trasformazione del cacao, cosa che limita il possibile sviluppo della catena di valore e quindi questo aspetto potrebbe essere migliorato.

Per quanto riguarda le altre catene di valore, la provincia è già una meta turistica, grazie alle sue bellezze naturali; e per quanto riguarda la catena del latte, è stato segnalato che esistono diverse realtà che possono ulteriormente svilupparsi.

A seguito dell’incontro del 20 febbraio sono stati raccolte informazioni sulle catene di valore della Provincia di El Seibo (in spagnolo).

A seguito di simili incontri con rappresentanti delle altre Province, i punti di forza e di debolezza delle catene di valore per ciascun provincia sono state evidenziate tramite un’analisi swot. Si è quindi deciso di concentrare le fasi successive del WP2 sul territorio di El Seibo.

Per saperne di più:

Food Security: From University to Territory – Strengthening the University Management for Learning and Practice in the Field of Food Security

WP1: Corsi post-Laurea in gestione dei progetti agro-ambientali per uno sviluppo locale e sostenibile

WP2: Promuovere sinergie tra le università e le comunità per uno sviluppo locale sostenibile

 

 

Accreditamento nel progetto Food Security

fase1_mappeADEL2Il Work Package2 del progetto di cooperazione internazionale Edulink II Food Security ha previsto diverse fasi metodologiche correlate, costituite da una azione sociale e una azione tecnica. La fase di accreditamento ha una funzione interna nel dare un ritmo, predisporre una procedura e assumere le conoscenze necessarie per sostenere l’interazione, ma anche una funzione esterna nel costruire sensibilità e attenzione all’interno di uno specifico ambiente sociale. Le fasi metodologiche adottate sono state:

Azione sociale

  • Formulazione di un quadro preliminare attraverso l’analisi di documenti ufficiali ed interviste preliminari.
  • Identificazione di un attore locale promotore e con capacità di interazione con tutti gli altri attori coinvolti.
  • Identificazione di una costellazione di attori come rappresentanti del territorio (di differenti categorie ed in accordo con il promotore).
  • Formulazione del piano di lavoro e degli incontri.

Azione tecnica

  • Acquisizione di informazioni territoriali (GIS) georeferenziate.
  • Costruzione di strumenti per la ricerca.

Durante l’accreditamento è stato quindi svolto un lavoro di lettura ed interpretazione di dati censuari generali, nonchè di strati informativi geografici (principalmente forniti dalla DGODT) che hanno permesso di rappresentare il territorio dominicano rispetto al sistema amministrativo, infrastrutturale, fisico-naturale e uso del suolo: mappe ADEL.

Dal punto di vista socio-economico, e per le Province dove è costituita una ADEL (El Seibo, Bahoruco, Dajabòn, Monte Plata, Valverde, Sanchez Ramirez), la fase di conoscenza preliminare ha condotto all’associazione, per ciascuna di queste Province, delle rispettive catene di valore attraverso la lettura dei Piano di Sviluppo redatti dalle Agenzie stesse, documentazione che ha permesso inoltre di sintetizzare gli aspetti di forza e di debolezza (vedi analisi swot) delle catene di valore per ciascun territorio esaminato. Le catene di valore considerate nell’analisi SWOT sono state:

  • catena del caffè
  • catena dell’uva
  • catena del latte e derivati
  • catena del turismo
  • catena della canna da zucchero
  • catena della frutta
  • catena dell’acquacoltura
  • catena dell’apicoltura
  • catena del cacao
  • catena cacao (e platano)
  • catena ortofrutticola
  • catena forestale e coltivazione del legno

Scelta di El Seibo per le fasi successive

Utilizzando le mappe e le catene di valore  si è deciso di scegliere EL Seibo per condurre le fasi successive. I criteri che hanno motivato la scelta sono stati:
– accessibilità del territorio,
– presenza di catene di valore legate alla produzione agricola tradizionale,
– presenza di catene di valore specifiche e legate al contesto particolare dominicano (cacao),
– presenza della catena del turismo come potenziale di connessione tra tutte le catene presenti; a tale proposito, anche Monte Plata ha diverse catene, compresa quella del turismo, ma a differenza di El Seibo non ha sbocco diretto sul mare a nord.

E’ stato inoltre prodotto un video

presentato proprio durante un incontro tra i vari stakeholders con funzione di “cerniera” tra la spiegazione del lavoro condotto dagli “europei” ad El Seibo e la richiesta di collaborazione fatta ai produttori (utilizzando inchieste, mappe colletive e visite sul terreno). Questo diviene il modo di collegare queste mappe con la “realtà” (cioè la ortofoto- Google Earth) e quindi di accompagnare i produttori lungo la spiegazione con materiali audiovisivi collegati tra di loro.

Risorse

Mappe ADEL

Identificazione delle catene di valore nelle ADEL

 

Per saperne di più:

Food Security: From University to Territory – Strengthening the University Management for Learning and Practice in the Field of Food Security

WP2: Promuovere sinergie tra le università e le comunità per uno sviluppo locale sostenibile

Agricoltura altra e consumo critico

agricoltura altraG. Ferraresi, con R. Chiarella

Sabato 25/06 c’è il prosieguo naturale del seminario “…Contadini e complici..” del 19/02 scorso in Cascina Cuccagna a Milano; voi sapete che era appunto prevista una sorta di “seconda giornata” di quel seminario che ora si traduce in questo convegno.

Si tratta di una tappa collaterale ma importante del processo che, con le vostre dichiarazioni di interesse o di adesione attiva, ha avviato il “Laboratorio plurimo”; il cui primo atto ha deciso di utilizzare la mappatura delle reti neorurali nell’area milanese / lombarda come un elemento di relazione tra queste e con l’esterno, mettendo in opera gli strumenti di comunicazione per elaborare in modo collettivo il rafforzamento e la cooperazione dopo le esperienze pioniere.

L’elaborazione di un prima mappa 20160615 ostemi e la proposta di una metodologia per svilupparla insieme ci ha suggerito di cogliere l’occasione di questa giornata nel Piacentino per un verifica della fattibilità della proposta. E questo in un’area in cui il tema rilevante del rapporto tra produzione agro-ecologiche di valle e la piana delle agricolture estensive e delle urbanizzazioni è molto evidente e trattabile.

E’ con questo spirito che vi invitiamo a partecipare numerosi all’incontro che vedrà i contadini protagonisti e la loro mappatura come elemento per verificare la validità delle tesi in campo.

In quella giornata e nella settimana successiva discuteremo di come estendere la mappatura alle aree che la riterranno opportuna in quel territorio ed altrove, creando quell’effetto domino che speriamo alimenti il clima di collaborazione e approfondimento delle tematiche che ci legano;  oltre a ritornare, con questo arricchimento di un tema chiave e di uno strumento per trattarlo, sul contesto milanese lombardo.

Tutti i documenti citati e le prime interazioni con il territorio nel contesto piacentino le trovate nell’evento Facebook che è stato utilizzato come bacheca per condividere le attività che sono state fatte in questo esperimento:

https://www.facebook.com/events/593974597445593/permalink/599012430275143/

Agricoltura Altra e consumo critico 
Locanda I Melograni, Caratta di Gossolengo (PC)
25 giugno 2016

info.ostemi@gmail.com

L’accreditamento nei progetti territoriali interattivi

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L’interazione tra chi è stato incaricato di progettare un territorio e chi invece vive e agisce sul territorio permette di dar vita a progetti più ricchi e aderenti al territorio stesso.

Il progetto territoriale è, di per sé, un modo per vedere come è fatto un territorio e trasformarlo, e la progettazione consiste di fasi successive di cui la prima, l’accreditamento, è necessaria per costruire le basi della conoscenza reciproca tra il lettore esterno (il progettista) e gli insider (coloro che agiscono sul territorio). Il lettore esterno dovrà conquistare una posizione di autorevolezza, mentre gli insider dovranno dimostrare di essere disponibili a scambi e interazioni.

L’accreditamento viene fatto su due fronti. Il primo è un’operazione di sollecitazione presso i soggetti che devono interagire nell’operazione. Il “committente”, in questo caso il capo fila, predispone il sistema dei soggetti ad accogliere attivamente la proposta, la facciano propria, ne scoprano l’utilità, dichiarino la disponibilità nell’interagire attivamente, decidano e dichiarino esplicitamente che hanno intenzione di usare del tempo per collaborare. Questa è una fase di lavoro tipica di OSTEMI, che mette al lavoro un insieme di soggetti con la persuasione derivante da autorevolezza. Nel momento in cui ci si trova si tratta di dimostrare agli interlocutori la propria conoscenza, serietà, capacità di trattare le questioni, definizione di tempistiche e dichiarazione preventiva di obiettivi, azioni e prodotti.

Le attività di consolidamento tecnico, per poter essere percepito come soggetto terzo al quale “dare retta”, servono anche per agire nella prima attività, quella di contatto con gli interlocutori perchè in questo modo si possono portare le argomentazioni più puntuali e descrivere in modo più convincente la proposta.

In senso generale l’accreditamento ha quindi una funzione interna nel dare un ritmo, predisporre una procedura e assumere le conoscenze necessarie per sostenere l’interazione, ma anche una funzione esterna nel costruire sensibilità e attenzione all’interno di uno specifico ambiente sociale.

Le due attività consentono ai soggetti di interagire introducendo una metodologia di ricerca scientifica che si propone di incorporare, in una delle sue fasi (non l’unica), un approccio reticolare verso i soggetti coinvolti negli esiti della ricerca stessa. Paradigma reticolare che presuppone la definizione di un campo di azione costituito da soggetti “paritari” in grado di portare il proprio contributo in base alle proprie competenze, intese come insieme di cose conosciute sul tema.

Si tratta quindi, in questa fase, di porre la massima attenzione alla specificità e all’identità dei soggetti messi “al lavoro” e di trovare le forme affinché tali specificità possano contribuire ad un processo di trasferimento reciproco di conoscenze trasformando “l’incontro” in uno strumento euristico utile per la soluzione delle questioni trattate.

I progetti territoriali interattivi Edulink II Food Security nella Repubblica Dominicana e Lait con il comune di Mori (TN) prevedono la fase di accreditamento.

Rif.

Alberto Magnaghi, 2000, Il progetto locale,  Bollati Boringhieri.

Progetto di Territorio – Laboratori Interattivi Tecnici (PT-Lait) – Comune di Mori (TN)

MORI

Il progetto è stato proposto e attivato a cura di Lucia Silli, Consigliere Comunale con delega allo “Sviluppo e semplificazione della Pianificazione Urbanistica attraverso strumenti di partecipazione”.

Il progetto è stato avviato nel gennaio 2016 a titolo sperimentale coinvolgendo un gruppo di 40 professionisti che si sono organizzati in un Laboratorio di Urbanistica, con funzioni di coordinamento, e cinque gruppi di lavoro, con il mandato di presentare all’Amministrazione soluzioni progettuali per altrettante aree del territorio comunale.

I due motivi principali di interesse di questa sperimentazione sono i seguenti.

Una delega che richiama la semplificazione nella progettazione di un territorio, e nella sua gestione urbanistica, attivando processi interattivi è una delle ipotesi alla base delle attività svolte dal Laboratorio di Progettazione Ecologica negli anni scorsi. Una ipotesi che riprende il significato complessivo di OSTEMI nel promuovere, contribuire e seguire processi di interazione, a qualsiasi livello e nelle più diverse interpretazioni, che contribuiscono a progettare e produrre territorio con gli abitanti, siano essi cittadini, tecnici, imprenditori o altro. L’interazione che entra nelle procedure amministrative e che consente anche di raggiungere obiettivi di rapidità, semplificazione, sburocratizzazione nel giungere a proposte percorribili e fattibili.

Il secondo motivo è legato all’innovazione di questa sperimentazione. L’Amministrazione Comunale chiama a raccolta, su base volontaria, un settore di popolazione con specifiche competenze tecniche. Competenze che si inseriscono nel quadro più generale legato alla formazione di una intelligenza collettiva chiamata a lavorare su temi, luoghi, strumenti, proponendo a chi è competente per mandato istituzionale, l’Amministrazione Comunale, soluzioni possibili per la qualificazione di un territorio. Si tratta quindi di un altro modo per mettere al lavoro una comunità e un altro modo per dimostrare la natura interattiva delle politiche pubbliche, in particolare a livello municipale.

In allegato:

Rif.

A. Magnaghi, “La proposta di legge sulla partecipazione in Toscana”, Contesti. Città, territori, progetti, n. 2/2007, Firenze.

Promuovere sinergie tra le università e le comunità per uno sviluppo locale sostenibile

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Il WP2 del progetto di cooperazione internazionale Edulink II Food Security ha previsto diverse fasi metodologiche correlate, costituite da un’azione sociale e un’azione tecnica. Il lavoro è stato organizzato in 5 fasi:

  1. Accreditamento/conoscenze preliminari
  2. Analitica orientata al contesto
  3. Interpretazione proattiva
  4. Scenario proattivo
  5. Validazione e verifica delle azioni

Le 5 fasi possono considerarsi in due momenti successivi: un momento di accreditamento e conoscenza preliminare (alla scala nazionale e globale del territorio dominicano) ed una secondo momento, analitico, orientato al contesto specifico, ovvero ai luoghi oggetto di indagine ed approfondimento.

Entrambi questi momenti sono stati finalizzati all’acquisizione di informazioni territoriali di carattere GIS e di strumenti di indagine, e a sintetizzare le informazioni che sono state utilizzate come basi per gli incontri con i soggetti locali, al fine di mostrare gli aspetti coinvolti nel processo di mappatura territoriale.

Durante la fase di conoscenza preliminare è stato svolto un lavoro di lettura ed interpretazione di dati censuari generali, nonchè di strati informativi geografici per rappresentare il territorio dominicano rispetto al sistema amministrativo, infrastrutturale, fisico-naturale e uso del suolo. Inoltre, per le Province dove è costituita una ADEL (agencia desarollo economico local – coordinate all’interno della rete RED ADELDOM) a ciascuna Provincia sono state associate delle catene di valore.

Durante il momento analitico finalizzato alla conoscenza del territorio di El Seibo, sono state elaborate mappe tematiche per costituire basi cartografiche da utilizzare durante l’indagine sul campo e per fornire un supporto conoscitivo alla costruzione delle schede di ricognizione ed indagine.

Le fasi 3,4,5 sono state inoltre caratterizzate dal public engagement e validazione dei risultati.

Per saperne di più:

Food Security: From University to Territory – Strengthening the University Management for Learning and Practice in the Field of Food Security

Proposta su come sviluppare la mappatura del “Laboratorio Territoriale Plurimo”

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Premessa

Il senso ed il valore aggiunto della mappatura è stato già esplicitato nella prima riunione dei sottoscrittori del Documento /Patto per il Laboratorio Plurimo dell’11/05/’16 e ripreso nella nota GF su quell’incontro “Note sul senso fondamentale del L.P. e sulla mappatura come atto essenziale…”.

Si dà questo per noto e si richiama solo un fondamento comune di queste elaborazioni sulla mappa e di quanto il seminario “Contadini e complici” ha espresso in merito ( si veda la presentazione sintetica e quella estesa del seminario stesso).

  1. Su cosa è fondata e cosa rappresenta la mappa; le due componenti

Tale fondamento sta nel riconoscere e valorizzare la capacità (attuale e potenziale) della neoruralità contadina di produrre e scambiare valore territoriale nelle sue filiere rigenerando i luoghi in cui opera ed il loro contesto.

Nelle sue filiere si producono e si fruiscono cibo ed altri beni e servizi di qualità locale ed ambientale (governo dei cicli, riproduzione della fertilità della terra, della biodiversità…): questa socioeconomia riconosce, fa riemergere, innova ed attiva i diversi patrimoni territoriali dei luoghi: è fondata quindi sulla conoscenza e coscienza dei luoghi e sulla sapienza della loro cura e valorizzazione diffondendone la consapevolezza e l’esperienza nelle sue reti.

Sono i processi di costruzione del locale basati su questo fondamento che si vogliono rappresentare nella mappatura:

A) cogliendo i caratteri propri dei processi neorurali : produzioni, forme economiche , sociali e civili, e di strutturazione delle loro filiere

B) collocandoli e leggendoli nel contesto territoriale, nella relazione interattiva con sistemi ambientali ed insediativi nella formazione di sistemi territoriali complessi diversamente promossi da (o correlati con) la loro socioeconomia.

La mappa ha questa natura e questo contenuto: consiste non solo in una georefenziazione delle esperienze neorurali ma vuol essere figurazione e comunicazione di quello strutturare e dare corpo territoriale a quelle esperienze proposto nel seminario “Contadini e complici” e definire elementi di una nuova geografia del locale.

2. Dalla prima mappa ai suoi sviluppi

La prima versione della mappa prodotta per l’ incontro dei sottoscrittori del patto di formazione del Laboratorio plurimo ha senz’altro espresso una prima bozza di georeferenziazione di processi /laboaratori utile ed indispensabile come avvio della sua produzione più evoluta; ed ha anche tratto sincreticamente, senza esplicitarli nella mappa stessa elementi di A e di B,

Quanto ad A rimandando a prime informazioni (nell’elenco dei laboratori esistenti “praticati” in questo precorso in OSTEMI) sommariamente estratte dalla interazione in OSTEMI con gli attori di quei laboratori Quanto a B ha definito sperimentalmente una base a grande scala di rappresentazione del territorio che ospita questa localizzazione dei laboratori : una base di rappresentazione “valoriale” piuttosto che funzionalista, usando una sintetica cartografia paesistica che comporta un linguaggio di definizione di ambiti vasti “comunicante” (anche se non identico ) con la definizione dei caratteri distintivi dei luoghi.

3. L’evoluzione dalla mappatura

E’ evidente che tale evoluzione non può che proporre ulteriori e più appropriate modalità di rappresentazione di informazioni, definizioni , denotazione,….   provenienti rispettivamente dalle componenti A e B e da un loro intreccio . Non si può trattare che di un processo intrecciato tra due mondi di saperi e conoscenze di diversa natura nelle forme già disponibili (anche se perfettibili ed in evoluzione) che vanno verso una contaminazione reciproca crescente (verso un sapere meticcio).

A) Uno essenzialmente “esperienziale” proveniente da attori del processi viventi territoriali nelle e loro estensioni o correlazioni.

B) L’ altro essenzialmente “disciplinare”, del mondo della ricerca, espresso prevalentemente nei processi di pianificazione o della analitica della progettazione.

Ognuna delle due fonti ha inoltre necessità nel proprio ambito di evoluzioni e cumulazioni/ordinamenti di saperi e di definizione delle informazioni/rappresentazioni.

—–omissis….

4. Il processo interattivo di sviluppo della mappatura

Ma essenziale e prioritario è definire il modo delle conduzione del processo interattivo di costruzione della mappatura nel sua evoluzione e che andrà comunque modulato a seconda della tipologia dei laboratori /sistemi territoriali locali: esigenza di proporre modi e momenti/strumenti costruttivi comuni agli attori locali ed agli operatori della rappresentazione generale.

La cartografia “ospitante” di base avrà bisogno di rappresentazioni di quadro : una geografia d’insieme ( si diceva) delle emersioni del locale il cui carattere strategico si esprime nel quadro. Per rispondere a questa esigenza si dovrà passare attraverso dei “ blow up” su aree più limitate ai singoli laboratori ed ai lor contesti immediati , da cui selezionare. con gli operatori attorno al tavolo, gli elementi di sintesi o significante da collocare nel quadro.

Oltre però alla risposta a questa esigenza di rappresentazione alle diverse scale questi passaggi di confronto diretto coi laboratori protagonisti costituiscono lo strumento ed il modo essenziale di interazione nella formazione della mappa dove le informazioni dei saperi locali si esprimono e dove la complessità è rappresentata.

Si tratta delle informazioni di quella che si è definita la fonte A e riguardano non solo le economie delle loro filiere di produzione e scambio e le forme sociali e civile delle loro esperienze ma anche le correlazioni con i sistemi ambientali e insediativi locali che attraversano e con gli elementi di struttura del territorio che lo conformano : sistema delle acque, canali. fiumi, parchi, PLIS , corridoi ecologici che assumano anche contenuti di parchi agricoli e ricostruzione dei rapporti con gli insediamenti multipolari e con le urbanizzazioni diffuse da contenere….. Questi elementi possono essere denotati solo dagli operatori locali e comunicati in sintesi designandone la rilevanza per la mappatura.

Questa essenziale modalità interattiva che costruisce la mappa va governata /programmata in prima istanza. Queste fasi di incontro /confronto/ apporto di informazioni debbono iniziare subito per la sperimentazione necessaria. Questo dopo un momento di dialogo istruttorio in cui si definiscono codici modi del confronto; ma intanto i laboratori territoriali possono /debbono candidarsi per tali incontri.

5. Alcune forme tecniche interferenti

Non è secondario porre qui alcune questioni “tecniche” che hanno un forte impatto nel fare mappa nei modi suddetti. In particolare quel passaggio nella complessità locale negli incontri con i laboratori oltre a indicazioni di sintesi nel quadro della mappa potrà dare luogo a forme di permanenza e comunicazione di questa complessità affiancata alla mappatura di quadro

  • riquadri esplosi” da collocare a margine delle mappa o ad altre forme di sintesi discorsiva ( si vedano anche le note seguenti sulla strumentazione informatica)
  • ed inoltre “schede” per i vari casi/ laboratori ove raccogliere informazioni che non si possano (o non si vogliono) rappresentare in sintesi con segni o simboli su mappa: racconti, storie,relazioni, descrizioni di processi ,visione di prodotti e di tracciati di produzione…

Ma si suggerisce che queste forme tradizionali di “archivio” della complessità delle esperienze e dei tracciati territoriali siano tradotte e trasformate radicalmente dall’uso di strumenti informatici, siti, blog , piattaforme di comunicative interattive in genere. Strumenti informatici che rendano la comunicazione contestuale alle trasformazioni in atto e in tempo reale, ma che sono anche un” tesaurus”che permane vivo e può essere facilmente accessibile; e permettono sia la immediatezza “leggera” e sintetica dell’informazione e la profondità del rimando (come si dice in gergo) del ” leggi di più”. Il che ci rimanda pure alla questione della strutturazione delle filiere neorurali ed alla loro estensione che può utilizzare questi strumenti nell’incontro allargato ma anche altamente connotato e focalizzato tra produzione contadina e fruizione sociale che può avvalersi reciprocamente di questo insieme di elementi di conoscenza di luoghi e della loro vita (base della coscienza di luogo )presenti ed accessibili nella rete.

Inoltre gli strumenti informatici sono anche fonte diretta e molto più estesa di conoscenza( oltre quella data, matrice della mappa) e comunicazione di processi neorurali e di rigenerazione territoriale. Che danno ulteriore possibile contenuto alla mappatura complessivamente intesa ; presenze che possono essere solo segnalate (i puntini blu della prima mappa) o dare luogo a processi di connessione o di nuova formazione di laboratori vivi.

La questione della informatizzazione “democratica” e “deintermediata”, non eterodiretta e non commerciale, diviene un tema generale “strutturante” e , nel nostro caso particolare, la collaborazione con questa dimensione tecnica “liberata” risulta preziosa.

Per info: info.ostemi@gmail.com

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